Artist: Gioconda Cilio, Stefano Maltese, Antonio Moncada Trio - Guest: Evan Parker     Album: Inside The Flow     Label: Labirinti Sonori     Code: LS 009

Inside The Flow

  • Inside The Flow

  • Gioconda Cilio, Stefano Maltese, Antonio Moncada Trio - Guest: Evan Parker

  • 01 November 2011

  • LS 009

  • Jazzos,

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  • Created on : 03 May 2012

  • Total songs : 9

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  • From: Labirinti Sonori

Press Release

Storicamente l’improvvisazione collettiva libera, quale si è andata praticando negli anni Sessanta, ha seguito grosso modo due filosofie distinte. Da un lato c’è il prototipo di Free Jazz di Ornette Coleman: c’è un musicista-guida a cui si aggiungono a piacimento gli altri musicisti, con un continuo inspessirsi o alleggerirsi della trama musicale. Albert Ayler in New York Eye and Ear Control, Sun Ra con The Magic City, John Coltrane con Ascension liberarono ulteriormente la prassi collettiva: non c’è nessun solista di riferimento e tutti suonano contemporaneamente. Una regola semplice ed efficace, che ha due corollari: tutti suonano sempre, senza mai smettere; ognuno procede per proprio conto. Non sappiamo quanto queste regole fossero esplicite, ma l’ascolto ne fa emergere con chiarezza il funzionamento. Si prendano i collettivi di Ascension: tutti più o meno suonano senza mai interrompersi, allo stesso forsennato volume; e soprattutto tutti suonano melodie indipendenti, in modo da creare una sorta di metafora della libertà comunitaria. In altre parole il collettivo suona come una moltiplicazione di assolo simultanei, continui e senza fratture o pause.

Si tratta di un procedere caratteristico del free jazz americano, a cui non corrisponde la strada seguita dagli improvvisatori europei alla fine degli anni Sessanta. I quali all’inizio hanno privilegiato una dinamica più moderata, o comunque una maggiore variabilità di volume. Ma soprattutto si sono orientati verso un’improvvisazione più interattiva, in cui ogni individuo influenza gli altri, in un processo dialogico reticolare, senza centro. La musica non è il luogo di una liberatoria anarchia, ma lo spazio di un’interazione sociale. Che peraltro è modulata secondo diversi gradi di spessore, poiché i musicisti entrano ed escono dalla scena, tacciono a lungo, o in certi punti si accavallano caoticamente. Quella che Misha Mengelberg chiama “composizione istantanea” è proprio la creazione della forma per mezzo dell’improvvisazione, un processo che grandi formazioni come la Globe Unity o piccoli gruppi come il trio di Evan Parker, Alex von Schlippenbach e Paul Lovens hanno portato a suprema perfezione.

Questo breve preambolo storico aiuta a comprendere l’originalità della posizione di Stefano Maltese, Gioconda Cilio e Antonio Moncada. Infatti il loro procedere, sebbene sia riferibile al modello “europeo” di improvvisazione collettiva, ha obiettivi totalmente differenti e originali. Ascoltate la musica registrata in questo cd: certo ci sono svariati momenti di interazione “a dialogo”, in cui un musicista propone qualcosa e gli altri reagiscono di conseguenza, ma il nocciolo dell’improvvisazione qui è la compattezza, l’unitarietà sonora e formale. I musicisti improvvisano senza strutture preordinate o parametri prefissati ma attingono a una coesione - che è anzitutto fonica, gestuale, timbrica - che pare scaturire dalla scrittura. Se non fosse che la trama sonora è così ribollente e intensa da denunciare la sua origine estemporanea e corporea.

C’è anche un’altra dimensione del free jazz storico dalla quale Maltese e compagni si distaccano: il dominio della forma. Le improvvisazioni della Company di Derek Bailey o di Han Bennink erano tranches de vie,  momenti di interazione musicali che iniziavano e terminavano in un punto qualsiasi, in barba a tutte le regole discorsive della tradizione musicale. Le improvvisazioni di Maltese, Cilio e Moncada seguono invece una logica tanto estemporanea quanto ferrea, procedono su direttrici formali che si disvelano sotto i nostri occhi nella loro inevitabilità, con un controllo dello sviluppo che solo una lunga consuetudine interattiva consente di raggiungere. In altre parole, questa musica è avvincente, poiché ti cattura nella sua coerenza, senza che essa sia minimamente prevedibile. Una sorta di dialettica creativa che la mantiene viva, anche a tanti anni dalla sua prima registrazione.

Stefano Zenni

 

 

Historically free collective improvisation, which has been practicing in the sixties, followed roughly two distinct philosophies. On one side is the prototype of the free jazz of Ornette Coleman is a musician-guide in addition to liking the other musicians, lighten or thicken with a continuous musical texture. Albert Ayler New York Eye and Ear Control, Sun Ra The Magic City, with John Coltrane's Ascension liberated further collective practice: there is no reference solo and everyone plays at once. A simple and effective rule, which has two corollaries: everyone plays forever, without ceasing, and each goes their own. We do not know what these rules were explicit, but listening brings out clearly the operation. Take the collectives of Ascension: all sound more or less without interruption, at the same frenzied volume, and above all sound independent melodies, to create a kind of metaphor for the Community freedom. In other words, the collective sounds like an increasing number of simultaneous solos, continuous and without cracks or breaks.
This is a typical procedure of the free American jazz, which does not match the path followed by European improvisers in the late sixties. The beginning which have favored a more moderate dynamic, or at least a greater variability in volume. But above all, have turned to more interactive improvisation, in which each person influences others in a dialogic process lattice, without a center. The music is not the place of a liberating anarchy, but the space for social interaction. That, however, is modulated by different degrees of thickness, since the musicians entering and leaving the scene, silent for a long time, or in some places overlap chaotically. What Misha Mengelberg calls "instant composition" is the creation of form by means of improvisation, a process that large formations like the Globe Unity or small groups such as the trio of Evan Parker, Paul Lovens and Alex von Schlippenbach led to the supreme perfection.
This brief historical preamble helps to understand the originality of the position of Stefano Maltese, Gioconda Cilio and Antonio Moncada. In fact, their progress, although it refers to the model "European" collective improvisation, has objectives totally different and original. Listen to recorded music on this CD: Certainly there are many moments of interaction "in dialogue", in which a musician proposes something and the others react accordingly, but the point here is the compactness of improvisation, the sound and the formal unity . The musicians improvise with no preordained structures or parameters set, but draw on cohesion - that is above and audio, gestural, tonal - that seems to arise from writing. Were it not that the plot bubbling sound is so intense as to indicate its origin and impromptu body.
There is also another dimension of free jazz history from which Maltese and company stand apart: the rule of the form. The Company's improvisations by Derek Bailey and Han Bennink was tranches de vie, moments of musical interaction that began and ended at any point, in spite of all the discursive rules of the musical tradition. The improvisations by Maltese, Cilio and Moncada, however, follow a logical time as impromptu iron, conduct of formal guidelines, which are revealed before our eyes in their inevitability, with a development control that only a long association achieves interactive. In other words, this music is exciting, because you catch consistently, without it being in the least predictable. A sort of creative dialectic that keeps alive, even many years after its first registration.
Stefano Zenni

 

Track List

01. FLOW ONE  5.46 

02. FLOW TWO  5.53  

03. FLOW THREE  4.43  

04. FLOW FOUR  6.18  

05. FLOW FIVE  6.59      

06. FLOW SIX  4.55  

07. FLOW SEVEN  2.47  

08. MIDNIGHT SONG  5.42   

09. ENCIRCLING FLOW  12.09

All tracks are improvised compositions by Gioconda Cilio, Stefano Maltese, Antonio Moncada (SIAE), except # 9 by Gioconda Cilio, Stefano Maltese, Antonio Moncada, Evan Parker, and # 8 composed  by Stefano Maltese (SIAE)

Personnel

GIOCONDA CILIO - voice, percussion, piano on tracks # 3, 4
STEFANO MALTESE - soprano & alto sax, bass clarinet, piano on tracks # 1, 2, 5, 7, 8, gong
ANTONIO MONCADA - drums & percussion
EVAN PARKER - soprano sax on track # 9

 

Recording Data

Recorded live at the Lelio Theater, Palermo, Italy, April 4, 1992
Mastering: Vincenzo Cavalli, Sonoria Studio, Scordia (CT), Italy, June 2011
Produced by Gioconda Cilio, Stefano Maltese and Antonio Moncada
Cover painting: Stefano Maltese
Cover Art: Gioconda Cilio
Photo: DeGra
Liner notes: Stefano Zenni
Special thanks to Evan Parker, Stefano Zenni and Antonella De Grandis 

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